Crea sito

L'approccio geopolitico sub specie religionis

É merito di Yves Lacoste, grande geopolitico francese, aver introdotto per primo il concetto e il termine, assai appropriato, di «rappresentazioni geopolitiche». In pratica, secondo Lacoste, oltre alle situazioni geopolitiche che traducono, su di un dato territorio, le rivalità fra diverse potenze in conflitto, esistono anche idee geopolitiche antagoniste, individuali e collettive, storicamente consolidate, che si possono definire «rappresentazioni» in un duplice senso: cartografico, cioè facente riferimento alla rappresentazione grafica di un dato territorio conteso; e teatrale, ove i popoli e le nazioni protagonisti del dramma che si svolge nel territorio, sono descritti alla stregua di attori che recitino su di un palcoscenico. Si potrebbe dire che le rappresentazioni religiose sono i mythomoteurs della geopolitica. In fondo, in quest’idea c’era già la premessa necessaria e sufficiente allo sviluppo d’una nuova branca specifica della geopolitica, dedita allo studio e all’interpretazione di tutte quelle «rappresentazioni geopolitiche» collettive che scaturiscono dalle diverse religioni. Ma, sul finire del Novecento, le religioni erano quasi del tutto rimosse dal quadro della ricerca e della discussione politologica, perché considerate come un fenomeno storico e culturale ormai in fase d’inesorabile regressione ed esaurimento.

Nata da meno di un ventennio, lo sviluppo della geopolitica delle religioni si è svolto parallelamente all’intensificarsi dei processi, tuttora in corso, di desecolarizzazione e deoccidentalizzazione di ampie aree del mondo, soprattutto dell’Asia. La raffinatezza delle sue capacità di lettura, graduabili su diversi livelli di analisi spaziale, la rende oggi uno strumento potente e imprescindibile per la comprensione dei più importanti fenomeni politici e sociali oggi in atto.